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lunedì 30 marzo 2009

Verticale Aglianico del Vulture, Rotondo Paternoster

Non potevamo non riportare questo articolo di Luciano Pignataro sulla Cantina Lucana per eccellenza: Paternoster.

Annate della verticale: 1997,1998,2000



" Potenza è una città che non mi fa mai sconti: quando a gennaio Vito mi telefonò per invitarmi alla verticale di Rotondo, l'Aglianico del Vulture di nuova concezione a cui sono stati assegnati in assoluto i primi Tre bicchieri in Basilicata, pensai subito alla neve.

E così è stato due mesi dopo: bretella di collegamento chiusa tra Sicignano e il capoluogo lucano, giro per Polla e poi Brienza e Tito in un paesaggio lunare sotto lo zero. Mi azzardo anche senza catene (mai avute perché sulla Costa mai nevica) perché so che ne vale la pena: l'appuntamento è all'Antica Osteria Marconi dove il tandem Peppe Misuriello e Franco Rizzuti ha trovato il giusto equilibrio tra proposta e ospitalità.

Quello di Vito è il terzo di quattro appuntamenti di una rassegna dedicata all'Aglianico, a cui hanno preso parte Bisceglia, Cantine del Notaio e Titolo di cui trovate i resoconti di Iranna De Meo.

Leggi Paternoster e pronunci Don Anselmo, per questo motivo stavolta sul podio c'è il Rotondo che ha segnato una cesura con il passato finendo però per esserne riassorbito: nasce infatti nella proprietà acquistata dalla storica azienda di Barile proprio all'uscita della superstrada Melfi-Potenza, confinante con Titolo di cui originariamente era corpo unico. Un investimento che segna il passaggio di Paternoster dalla pura vinificazione delle uve acquistate alla produzione di proprie, il salto necessario a cui molti vinificatori, anche in Campania, sono stati costretti all'inizio degli anni '90 per essere adeguati alla imponente svolta assunta dalla filiera vitivinicola italiana.

Il Don Anselmo era, ed è, una selezione di uve, lavorato in legno grande, Rotondo invece è il primo vino passato in barrique. A dimostrazione di quanto sia cambiato il clima dopo il 2001, dobbiamo dire che effettivamente all'inizio il Rotondo è sembrato assumere quel ruolo di leadership territoriale e soprattutto aziendale grazie al riconoscimento della Guida Slow Food e Gambero Rosso, poi le cose sono cambiate e l'attenzione degli appassionati si è spostata nuovamente sul Don Anselmo ritornato ad essere life style grazie soprattutto alla sua lunga storia su cui abbiamo scritto e riscritto e al libro di Andrea Scanzi in cui è preso come esempio sommo di Aglianico. La campagna è così, si prende rivincite inaspettate sui luoghi comuni di città.

Ero dunque curioso di centrare l'attenzione su questo enfant prodige rimasto tale per rivivere l'atmosfera di quegli anni e capire come era stata vissuta in Basilicata. Devo dire subito che tutte e tre le annate non hanno quegli eccessi di legno, di colore e di alcol, che hanno invece caratterizzato il Vulture a partire dal 2001 con punte esaperate nel 2003. Lo stesso uso della barrique appare misurato e parco, niente vaniglia per capirci, ma soprattutto niente tagli invasivi con altre uve sicché alla fine, come spesso accade quando si lavora seriamente, i due stili apparentemente opposti, cioé legno grande e piccolo, si ricompongono con il passare degli anni. In sostanza, mi sono trovato di fronte ad un Aglianico elegante, complesso, molto pulito.

Un tono conservato anche in seguito come abbiamo potuto verificare con la 2005 servita durante la cena di cui ho scritto sul Mattino.

1997. Come sempre succede quando si va in verticale, l'annata più antica è quella che riscuote più successo. Ciò dipende certo dal fascino esercitato dagli anni, ma anche dalle caratteristiche dei vini da invecchiamento che si esprimono sempre meglio quando sono aiutati dal tempo. La 1997, come è noto, è stata tra l'altro una grandissima annata, certamente superiore alla 1998 e alla 2000 in questione. Il colore è ancora rubino con riflessi granato, al naso ci sono nuances di conserva di amarena, note balsamiche, caffé appena tostato, un tono fumé mentre in bocca l'attacco è piacevole, abbastanza morbido, conferma eleganza e finezza con grande freschezza capace di dirigere la beva e portarla avanti sino in fondo.

Un vino di corpo, bevibile, lontano mille miglia dalla concentrazioni esplose a cavallo tra gli anni '90 e il decennio successivo. Insomma, un vino dal sapore antico. Quando uscì, dice Vito, nessuno se ne accorse.


1998. Ecco il primo Tre Bicchieri della Basilicata. Oggi questa nota può lasciare indifferenti, soprattutto gli addetti ai lavori, ma quando furono assegnati la cosa fece davvero rumore perché era incredibile che una regione di così grande tradizione potesse essere in qualche modo esclusa dal movimento di ripresa che aveva caratterizzato tutta l'Italia. Qui il colore rubino non ha unghia, al naso prevale molto netta l'amarena, ancora balsamico, l'attacco è più dolce con l'acidità che, pur ben presente, appare un passo indietro rispetto alla 1997. Complessivamente un vino più equilibrato, elegante e fine, ma anche un po' meno complesso del 1997.


2000. Come ben sanno gli appassionati, annata calda anche in Irpinia e Vulture, sebbene senza i picchi esagerati del 2003 e dell'agosto 2007. Questo andamento climatico non giova alla distensione dei vini che si presentano sempre in modo compatto e impettito. In questo caso la frutta fresca rossa domina sofrana il naso e lo abitua ad un rapporto quasi monocorde. Un vino pieno di materia, ma, attenzione, sempre non concentrato, dove tutto è risolto dalla acidità del vitigno che in bocca riesce ad esprimere salvifici toni minerali.


Saltata la 1999 non prodotta, a nostro avviso la 2005 si ricollega più alla 1997 che alle altre due annate. Lo stile Paternoster, proprio come Mastroberardino, resta comunque sobrio, caratterizzato ma non imposto, il vino aspetta sempre di essere scoperto invece di scoprirsi. Anche quando, come in questo caso, è in legno piccolo.
Sono le due: esco e trovo l'auto seppellita dall'abbondante nevicata. Con un po' di fortuna, il piano dell'Anas ha funzionato, navigo notturno nel bianco sino alla pioggia in compagnia dei Pink, nella testa i vini e il ricordo della serata passata con gli amici di sempre. Quale migliore cornice per il nostro amico Aglianico?

lunedì 16 marzo 2009

All'Antica Osteria Marconi di Potenza c'è Cantine del Notaio



Abbiamo letto di questa bella serata sul sito di luciano pignataro.

Merita di essere riportata, l'articolo è di Iranna Di Meo

"Una passione ereditata. Come un bene lasciato in eredità. Come si fa davanti ad un notaio. Un destino segnato il suo. Era appena un bambino di sette anni quando un giorno, il nonno, seduto vicino a una tralcio di vite gli disse: <>. Intrigante e affascinate la storia raccontata da Gerardo Giuratrabocchetti, proprietario della “Cantine del Notaio”.

Un’azienda nata nel 1998 a Rionero in Vulture con la complicità della moglie Marcella. Prima un progetto viticolo con la piantagione di vigne in cinque comuni, posizionate nelle contrade storiche del Vulture. Inizia così la sperimentazione e la ricerca sulle potenzialità del vitigno Aglianico. Protagonisti della serata all’Antica Osteria Marconi per la rassegna di enogastronomia “Vino e Cucina. Alla scoperta dei sapori della nostra terra”, i vini notarili. Presentati in anteprima i due bianchi dell’azienda: “Il Preliminare” e “La Raccolta”. “Il Preliminare”, il cui nome rimanda a un doppio senso: da una parte deriva dal linguaggio notarile (come del resto le altre etichette: La Firma, Il Repertorio, Il Rogito, Il Sigillo), dall’altra è un buon incontro a tavola.


È un vino ottenuto con base di Aglianico, privato di bucce, lavorato in bianco e in acciaio. <>. Abbinato su antipasti un po’ osé per la filosofia dell’Osteria come le alici con zucchine e menta servite su salsa di pomodoro Pachino speziato e una caprese scomposta con le seppie e mousse di mozzarella di bufala che appena la forchetta affondava in giù, si scioglieva come la neve. “La Raccolta”, sempre con base Aglianico, ma con l’aggiunta di una selezione di uve quali sauvignon e fiano e lavorato in barrique. E’ stato servito su un carpaccio di baccala' con insalatina di agrumi e peperoni cruschi. <
Privandolo della buccia abbiamo commesso una sorta di peccato, ma la domanda chiede anche vini bianchi del territorio per abbinarli a portate di pesce. Basti pensare alle nostre zone di mare. È stata un’interessante sfida interpretare l’Aglianico e valorizzare le sue potenzialità>>. Dopo aver osato sugli antispati ecco un primo piatto rivisitato, la paiella barese reinterpretata secondo la creatività dello chef Francesco Rizzuti: un risotto mantecato con grana padano, caciocavallo podolico, tocchetti di patate spadellate e mollica di pane croccante. Come di consueto, ovviamente, i piatti sono stati presentati a tavola dall’ottimo comunicatore, qual è Giuseppe Misuriello, proprietario dell’Osteria. A questo primo è stato abbinato un rosato, Il Rogito.

Come primo ancora paccheri con la carbonara .... e i puparul crusk. Per secondo, lombo di maiale laccato al miele e servito su salsa di mele alle spezie. E per finire in dolcezza, un semifreddo torroncino e agrumi abbinato con il passito L’Autentica.

<>. Tra i progetti nel cassetto quello sull’aceto balsamico e sull’olio. <>.

Un progetto aziendale, culturale, di comunicazione del proprio territorio: è questa la forza di Cantine del notaio. <>. Un abbinamento sapiente che potrebbe creare sviluppo. Soddisfatti gli organizzatori di questa rassegna enogastronomica, Giuseppe Misuriello e Feliciano Roselli dell’enoteca “Cantina di Bacco”. Prossimo appuntamento il 20 con i vini di Paternoster, dove si registra già il tutto esaurito.

giovedì 26 febbraio 2009

Degustazione Aglianico del Vulture Vignali 2006 Doc

Domenica scorsa l'amico Angelo Di Costanzo, ha pubblicato sul sito di Luciano Pignataro, quest'articolo con la degustazione di Vignali 2006 Aglianico del Vulture DOC di Cantine di Venosa. Lo abbiamo trovato particolarmente interessante e ve lo proponiamo integralmente.

" Lo scorso settembre ha fatto scalpore l'uscita di un articolo sul New York Times del critico Eric Asimov su un sorprendente panel di degustazione di vini della Campania, Puglia e Basilicata che premiava a sorpresa l'Aglianico del Vulture Vignali 2003 (circa 10 dollari a bottiglia nei stores statunitensi) a fronte di 25 vini degustati tra i quali tanti blasonati premium wines over 30 (dollari per bottiglia).

Bene, la notizia fece il giro del mondo, e per la verità fece storcere il naso a molti tra coloro che hanno in mente i vini del Vulture come una marmellata (costosa) da spalmare lungo ampi e graziosi calici di cristallo o da tenere in cantina solo per le grandi occasioni senza sapere che qui, in questa terra baciata dal dio Bacco, la storia l'hanno fatta per tanti, troppi anni, le dame da 54 litri da sbicchierare a colpi di "quartini" nelle osterie e ancor di più dalle autocisterne che partivano per il nord Italia a rinfrancare le cattive sorti di Barolo e Brunello in cerca sì di struttura ma anche di eleganza e fittezza di profumi.

Questa premessa è d'obbligo per introdurre un vino che è sicuramente la rappresentazione di un'altra faccia della medaglia possibile e fruibile dell'Aglianico del Vulture che non bisogna mai perdere di vista per poter apprezzare meglio il valore di un terroir lanciato con la grandeur di interpreti mirabili (dai Paternoster ai D'Angelo sino ai Giuratrabocchetti, ai Fortunato, ai Fucci, Cutolo ecc.) senza freni alla conquista di un posto al sole dell'enologia italiana e nel cuore di appassionati e critici enologici.

Il Vignali è opera invece della Cantina Cooperativa di Venosa, 500 soci conferitori che coprono circa 900 ettari vocati alla viticoltura vulturina dedicati in massima parte all'Aglianico e poi a varietà come il Moscato, la Malvasia e da qualche tempo anche Greco e Chardonnay. Il 2006 è di un bellissimo colore rubino con nette sfumature porpora, di media consistenza e poco trasparente. Il primo naso è intenso e persistente su note che viaggiano dal fruttato al floreale con una franchezza ed eleganza disarmante, su bacche rosse e sfumature di rosa canina, poi ginepro, china.

Il passaggio di un anno in legno aiuta ad ammorbidirne l'aggressività, tangibile più con la decisa freschezza gustativa che con il tannino alquanto calibrato e non invadente. Una beva scorrevole e gratificante. Un vino abbastanza equilibrato capace certamente di aprirsi ancora in una evoluzione di tre-quattro anni senza perdere colpi, da servire ad una temperatura intorno ai 16° e cosa non comune a molti vini da poter mettere a tavola quotidianamente dato il suo onorevolissimo prezzo in enoteca intorno ai 6 euro. Piacevole pensarlo in abbinamento ai classici cannelloni al forno e perché no, sull'indimenticato delizioso piatto di Baccalà con vellutata di lenticchie di Lucia Botte della Locanda del Palazzo di Barile.

Questa scheda è di Angelo Di Costanzo

Sede a Venosa. Via Appia, Contrada Vignali. Tel. 0972.36702, fax 0972.35891. www.cantinadivenosa.it. Enologo: Luigi Cantatore. Ettari: 900 di proprietà tra i soci. Bottiglie prodotte: 600mila. Vitigni: aglianico, moscato, malvasia, greco, chardonnay. "

fonte: www.lucianopignataro.it

venerdì 21 novembre 2008

L’Aglianico del Vulture che piace di più

Abbiamo pensato molto sul titolo di questo post, quello che più dava l’idea di quello che volevamo dire era “L’aglianico del Vulture più buono”, ma ci sembrava di penalizzare troppo altri vini, e quindi alla fine abbiamo scelto questo.

Non è facile dire quale sia l’aglianico più gradito, vista la quantità di proposte e la qualità che esiste oggi in Basilicata.

Quello che riportiamo è il parere dei nostri clienti di Enoteca, che abbiamo raccolto e pubblicato.

Per gli storici, il simbolo del vulture, il monumento di questo territorio è rappresentato dal Don Anselmo, della famiglia Paternoster.



Un vino importante, che cambia poco negli anni, non segue le mode e gli enologi del momento, la famiglia Paternoster che è senza dubbio pioniera in questo settore ha l’esperienza e una competenza altissima e ci tiene a conservare il vecchio gusto del suo vino. Qui di seguito una degustazione di Aglianico del Vulture Don Anselmo del 2004.

“Il valore dell'invecchiamento, il rispetto per le cose e le persone che hanno un'età è delle società rurali nelle quali l'apprendimento all'uso della vita è strettamente legato allo scorrere del tempo, ché non potrebbe essere altrimenti. E' diventato una cifra generalmente negativa, intendo diffusa nel senso comune e non solo a livello letterario (Menandro, Lorenzo il Magnifico) con l'avvento della cultura urbana di cui in Italia il Fascismo è stato il collante ideologico. Oggi è considerato bravo chi si mantiene giovane e riesce ad offrire questa immagine di se a dispetto del passare degli anni e tutto è lecito per raggiungere questo scopo, soprattutto la finzione. Con internet, poi, basta un clic e si ha la sensazione di poter accedere a tutte le nozioni necessarie in un secondo, senza aver avuto il bisogno di digerirle attraverso la lettura e lo studio lungo e intenso, senza perdita di tempo, appunto. Dare la sensazione di aver girato e bluffare è diventato molto facile se si sa operare bene con la cucina del copia e incolla ma il lettore percepisce ancora la moneta vera da quella falsa, almeno sino a quando anche il copia e incolla non sarà divenuto un valore positivo, cosa che è già considerata un pregio nello stilare le tesi universitarie. Anche nel vino è in corso una battaglia culturale sul problema dell'invecchiamento, ma qui, curiosamente, le parti sono assolutamente rovesciate perché si cercano modi e trucchi per fare sembrare i vini più vecchi di quelli che in realtà non siano attraverso varie pratiche enologiche non sempre consentite dalla legge. Oppure, di converso, si cerca di sfidare le proprietà della buccia ammorbidendo e facendo vini sempre più pronti, da consumare subito, evitando l'attesa e, soprattutto, l'esposizione finanziaria delle aziende. Il motivo è che i vini di fascia medio-bassa non hanno bisogno di sembrare vecchi, mentre quelli di fascia alta lo devono perché soggiacionoappunto all'obbedienza rurale dell'importanza del tempo e sono dunque per questo apprezzati dal commercio che sa aspettare per ben vendere. Ogni cosa ha il suo stile e la sua ragione d'essere purché, a mio modo di vedere, sia autentica e reale sino in fondo con chiarezza in etichetta e verso i consumatori. Come Paternoster: al Don Anselmo ha affiancato vini di nuova generazione, che ovviamente sono stati premiati, e ciò nonostante, resta questo il simbolo verso dell'Aglianico del Vulture. Perché Sergio e Vito non hanno mai voluto cambiarne lo stile, hanno solo migliorato le tecniche di vinificazione, con una attenzione maggiore rispetto ai primi anni, alla pulizia in cantina e alla selezione delle uve. Stop. Un vino protagonista del bel libro di Andrea Scanzi, l'Elogio dell'Invecchiamento che abbiamo presentato venerdì a Barile in una cornice magnifica, nella nuova azienda di Paternoter appena fuori il paese, proprio all'uscita Barile della superstrada Potenza Melfi, in una proprietà nella quale anni fa Vito mi accompagnò appena dopo averla comprata indicandomi un dosso: . Ed eccolo, allora, uno dei tanti miracoli del vino, la sua forza di mantenere i giovani attaccati alla terra, e che terra: il cielo stellato del Vulture era meraviglioso, noi eravamo protetti dai castelli di Melfi e di Lagopesole e la serata è volata via in un lampo. E, sì, il Don Anselmo 2004, conferma il suo stile austero, non urlato, in bocca la freschezza regale dell'Aglianico ribadisce la sua vocazione all'invecchiamento, la sua voglia di raccontare una storia lunga. Senza questi vini, chi scriverebbe di vino? Poi vi lascio con le parole usate per l'invito che avevo fatto per venire a trascorrere questa serata, maagnifica fra tanti amici, tra cui Pasquale Porcelli, Andrea De Palma, Donato Rondinella, numerosi produttori (Antonio De Palma, Franco Allegretti, Rino Botte, Michele La Luce, Michele Cutolo di Basilisco, Elena e Salvatore Fucci di Titolo, Michele Giannattasio, Giovanni Montrone di Regio Cantina, Teodoro Palermo presidente della Cantina di Venosa) ove si dimostra quanto sia importante per un'azienda interpretare bene il suo essere storica in un territorio: non restare l'unica e sola, ma avere la capacità di aprire con piacere le porte a tutti gli altri, ché nel mondo globale quale mai potrà essere la concorrenzza quanto in tutto l'Aglianico del Vulture non supera i tre milioni di bottiglie? Ecco allora, il mio invito fatto su questo sito.

In realtà nella mia vita non ho mai fatto vacanza come viene intesa oggi, intendo negli ultimi vent'anni, cioé non ho mai tagliato con il quotidiano, semmai mi ci sono avvinghiato ancora di più godendo la città vuota, prima i telefoni ora i cellulari pigri, l'esaurimento di spam, tutto meravigliosamente a disposizione, le strade senza traffico, l'intimità speciale che si crea fra chi resta nel posto di lavoro. Non assenza (vacatio), dunque, ma più presenza con le persone e le cose che mi piacciono. Per questo vi invito a questo appuntamento, voglio che vediate quanto è bello e austero il Vulture, la nuova cantina della famiglia Paternoster, il sapore della Locanda del Palazzo di Rino e Lucia Botte, scoprire i formaggi fatti con le vacche al pascolo, la signorilità dell'Aglianico, la stupefacente bellezza di Venosa e dei castelli di Federico II dalla cui sconfitta sono nati i secolari problemi del nostro paese, la cattedrale di Acerenza affacciata sull'infinito. Ecco, qui dove lavoro e studio è vacanza, sommerso dal verde sotto il cielo azzurro della Lucania. Per disquisire di invecchiamento, del valore accumulato dall'esperienza, della misura acquisita grazie ai torti subiti come alle scelte indovinate, della possibilità di sferrare un colpo a sorpresa imparato durante la lunghissima gavetta, per restare sempre giovani. Perché cedendo il passo si arriva prima. Perché tanti vini sono più freschi con il passare del tempo mentre le loro caricature sono flaccide dopo un'ora a tappo aperto. Venite qui.”


La cantina che negli ultimi anni stà avendo un gran successo è Cantine del Notaio. Meritatissimo.
Grandi gli investimenti in questo settore della famiglia Giuratrabocchetti , che propone come prodotto di punta la prestigiosa La Firma.



Per i giovani appassionati e intenditori questo è l’Aglianico di oggi. Sono loro a decretare senza dubbio che siamo di fronte al massimo. Si apre quindi una disputa tra vecchi appassionati di vino e nuovi, meglio il Don Anselmo o meglio La Firma ? Questo lasciamo deciderlo a Voi, per noi ci piace anche dare due primi posti, insomma di fronte a due grandi così forse è anche più giusto.

Qui di seguito una degustazione di Aglianico Del Vulture La Firma 2004.

“C'è una regione che non bluffa mai nel bicchiere, in miglioramento sensibile vendemmia dopo vendemmia. Recenti assaggi hanno confermato la straordinarietà dell'Aglianico del Vulture, dove ormai ci sono almeno una quindicina di produttori capaci di competere ad altissimi livelli, credo che nessun territorio del Mezzogiorno continentale sia così ricco a queste vette. Confesso che all'inizio La Firma mi aveva lasciato convinto ma non incantato perché mi sembrava un vino troppo voglioso di piacere e di stupire subito, poi con i ripetuti riassaggi mi sono progressivamente convinto che il tempo è un elemento da tenere in considerazione nella valutazione. La 2001, per esempio, di recente riassaggiata per l'ennesima volta, è davvero un vino straordinario, giovane, ricco di sentori olfattivi evoluti e complessi, fresco, lungo , abbastanza morbido. Il 2004 con cui abbiamo avuto un primo impatto un paio di settimane fa si presenta ancora più equilibrato, merito forse di una annata non eccessivamente concentrata come la 2003, che è stata capace di regalare a questi vini dai tannini forti quella eleganza necessaria per consentire loro il necessario decollo in una degustazione. Il 2004 ha appunto questo pregio, è robusto ma al tempo stesso elegante, intenso, persistente, fine, con un ingresso in bocca ricco al tempo stesso di frutta e di mineralità, in buon equilibrio i tannini con la freschezza: probabilmente per queste sue caratteristiche non ptotrà avere la setssa longevità del 2001, ma sicuramente ha molti anni ancora da raccontare. La pignoleria di Gerardo Giuratrabocchetti sta spingendo questi prodotti oltre ogni limite umano, è ormai alle soglie della leggenda, basta ancora una piccola spinta e un po' di marketing per fare di questo Aglianico uno dei rossi più grandi di tutti i tempi. Qui, crediamo, Luigi Moio ha raggiunto il suo picco interpretativo più significativo. Del resto questo rosso mette d'accordo un po' tutti, come succede ai Taurasi di Molettieri, modernisti e conservatori, e lo si evince chiaramente anche dai responsi delle guide specializzate e dai concorsi. La cosa che però a me piace di più è il rapporto profondo che Gerardo e la moglie Marcella hanno con il territorio di cui sono espressione compiuta, il fatto che i loro prodotti, a parte parleremo di questi grandi Moscati della Basilicata, sono inseriti in una rete produttiva di grande qualità, mai banale e mai scontata. Un Sud, infine, ancora da scoprire e conosciuto solo dai veri intenditori.”

Ma i vini di eccellenza in Basilicata non si possono fermare a questi due. E’ d’obbligo riconoscere anche se un gradino più basso, il grandissimo lavoro fatto negli ultimi anni da Elena Fucci che con il suo Titolo Aglianico Del Vulture è riuscita negli ultimi due anni a prendere i 3 Bicchieri di Gambero Rosso e da Cantina Bisceglie, anch’essa con il suo prodotto di punta “Gudarrà” esprime a pieno la forza, il carattere e la persistenza di questo grande vitigno.





Anche per il Titolo riportiamo di seguito una degustazione, per il Gudarrà la pubblicheremo in un post successivo.

“La giovanissima Elena Fucci, fresca laureata in Enologia a Pisa, è impegnata in un bel tour italiano: prima a Firenze con l'Espresso, ieri a Torino dove ho avuto il piacere di consegnargli l'attestato della Corona per Vini Buoni d'Italia del Touring, poi a Roma per i Tre Bicchieri e infine da Veronelli a Milano. Insomma questo rosso, come il Taurasi riserva 2001 di Mastroberardino, il Montevetrano e il Terra di lavoro, è davvero capace di mettere tutti d'accordo. La visione della sua superiorità emerge infatti dal punteggio di partenza delle commissioni del Touring a Paestum all'inizio di giugno, quando Titolo 2005 centra 85 punti pieni entrando di fatto sulla soglia della finale, fissata a 86. In considerazione della costanza aziendale e fatto il quadro regionale, decisi come coordinatore di dare la spintarella necessaria per farlo entrare nel panel dei degustatori regionali quasi due mesi dopo e ne sono molto contento visto il risultato: Corona piena e indiscussa. Ieri ancora un piccolo riassaggio, una delle piccole gioie in un salone abbastanza scarno, e la conferma di una scelta oculata e giusta. In effetti, viene da chiedersi, cosa rende così piacevole un rosso Aglianico di un'annata così difficile, per non dire impossibile, come la 2005. Secondo me proprio l'equilibrio in effetti già ragginto e giocato sul filo dell'eleganza, dell'equilibrio vellutato al naso come in bocca, di un Aglianico molto bello e signorile, davvero da incorniciare e, per di più, già pronto da bere. Il successo in questi casi dipende dall'indovinare l'incrocio giusto fra il legno e le condizioni della frutta, una risposta che si cerca nell'esperienza o, più semplicemente, dalla casualità imposta dalla disponbilità economica o dalle previsioni dell'enologo. Da tempo Sergio Paternoster, almeno due vendemmie, cerca su alcuni vini l'alleggerimento e in questo caso è stato premiato proprio da questa combinazione molto brillante. Ne sono lieto per la piccola Elena e per il suo simpaticissimo papà Salvatore, precipitato in una dieta drastica dopo anni di bagordi per poter, come dice lui, . Ed è così: questa piccola impresa contadina sta facendo grande Barile, è in un gioco di squadra molto intelligente e raro, e costituisce il volto migliore di una cultura contadina che capisce come sia importante avere l'enologo e al tempo stesso fare sacrifici per laureare il futuro stesso dell'azienda. Sono scelte davvero non facili, ma per fortuna esistono e per fortuna anche le guide, pur con tutti i difetti e i limiti che hanno e di cui si discute in continuazione, svolgono questo compito importante di mettere sotti i riflettori questi vini, queste imprese e questi territori. Vini, imprese e territorio che possono vivere e svilupparsi non con le bizze di borghesi annoiati in cerca di chicche da esibire in cenacoli ristretti, ma solo se conquistano il vertice della produzione enologica nazionale di qualità in campo commerciale.”

Per finire non possiamo non parlarVi del Carato Venusio e di Cantine di Venosa, il vino lo abbiamo già descritto in un post precedente e non vogliamo ripeterci, era d’obbligo però riconoscere a questa Cantina, lo sforzo dei 500 e più soci, che negli anni stanno compiendo per far crescere sempre più la conoscenza e la qualità del vino del territorio lucano. Di questa cantine proponiamo la degustazione di un vino da bere tutti i giorni, ottimo per rapporto qualità prezzo: Terre D’Orazio 2003



“Ci sono alcune espressioni usate solo per consuetudine letteraria il cui significato è però profondamente cambiato nel corso degli ultimi anni. Una di queste, alla quale spesso mi sono uniformato anch'io, è vino quotidiano. Da un un punto di vista etimologico, vorrebbe dire il bicchiere quotidie, quello che si beve ogni giorno durante il pasto più per abitudine alimentare che per fare una esperienza concettuale, in realtà i dati del consumo pro capite dimostrano come siano ormai davvero pochi gli italiani che a tavola usano un bicchiere di vino, soprattutto durante la pausa pranzo. In realtà spesso con questa espressione si intende vino di ricaduta, vino base, vino meno costoso: io spesso lego questo concetto al bicchiere delle situazioni all'impiedi, dal buffet alla scampagnata, di gruppo, quando, appunto, la testa deve semplicemente rilassarsi e non si è concentrati molto su quello che si mangia e si beve. In questi casi al vino si chiede soprattutto bevibilità, immediatezza, freschezza, economicità e si sconta una sorta di espressione monocorde al naso come in bocca anche perché spesso non viene degustato nei bicchieri adatti che aiutano, eccome, ad esprimerlo. Sia come sia, il Terre d'Orazio rientra in questa tipologia: sicuramente meno conosciuto del Carato Venusio, poco più di 5 euro nonostante la sosta in barrique, è la bottiglia che troverete in quasi tutte le osterie e le trattorie della Lucania perché contribuisce a calmierare il conto regalando al tempo stesso un Aglianico buono, frutto di una selezione di uve della Cantina diretta da Teodoro Palermo. La versione 2003 riflette in pieno l'annata, prevale infatti la frutta morbida e a distanza di soli quattro anni il terre d'Orazio ha ormai una sua compiutezza aurea da consumare rapidamente, difficilmente potrà esprimersi ulteriormente con il passare degli anni perchè i tannini ormai sono stati ben levigati dal tempo e la freschezza è assolutamente ammagliata con le altri componenti, nel senso che sostiene la beva ma non è più la caratteristia principe del bicchiere. Un vino tutto sommato dunque facile e di buon approccio generale, il primo scalino di approccio all'Aglianico, da spendere sui piatti della cucina tradizionale o anche, più semplicemente, su una buona pasta al pomodoro con il sugo appena un po' più tirato come succede spesso nelle mense o nelle gastronomie.”

Tutte le degustazioni sono tratte da www.lucianopignataro.it

Le foto e i vini sono sono disponibili all’acquisto on line su www.buoniatavola.it

Al prossimo post, buon fine settimana.

mercoledì 29 ottobre 2008

Vini Lucani : Aglianico Del Vulture DOC Carato Venusio 2001




Non è stato facile in cantina il governo dell'annata 2001 per l'Aglianico: quasi sempre c'è qualcosa in eccesso, alcol, tannini, freschezza. In effetti si è trattato di una vendemmia esuberante, per tutti i bianchi sicuramente molto buona visto che nella nostra memoria restano grandi assaggi di vini passati semplicemente in acciaio. Il Carato Venusio 2001 segna una svolta rispetto ai precedenti che lo hanno reso famoso tanto per cominciare per la concentrazione del colore, rosso rubino cupo e impenetrabile, l'essere passato per la prima volta in barrique nuova ha il suo peso a livello olfattivo anche se, a distanza ormai di sei anni, la frutta inizia a prendersi la sua rivincita ed il suolo minerale vulcanico esce alla distanza. La beva, insomma, è ancora un po' scomposta, non ha la straordinaria eleganza della 1997 e della 1999 ma ha buone premesse per durare ancora a lungo nel corso degli anni: l'impatto olfattivo è intenso e molto persistente, in bocca abbiamo de tannini che hanno ancora bisogno di risolversi completamente, freschezza, un finale deciso, molto lungo e persistente. Direi che in questo momento il Carato Venusio è il tipico vino da accompagnamento a piatti molto strutturati e forti come un canestrato di Moliterno stagionato, un agnello al forno, oppure anche la pasta fresca condita con il ragù di cinghiale, il soffritto di animelle di capretto. Così il vino rimodula i suoi eccessi e svolge la sua funzione in maniera magistrale davvero molto bene, come sempre l'Aglianico ha fatto. Un grande classico della viticoltura lucana dell'azienda che ne è la bandiera.

Sede a Venosa. Via Appia, Contrada Vignali. Tel. 0972.36702, fax 0972.35891. Sito:www.cantinavenosa.it. Enologo: Luigi Cantatore. Ettari: 900 di proprietà tra i soci. Bottiglie prodotte: 600.000. Vitigni: aglianico, moscato, malvasia, greco, chardonnay.

Degustazione vino tratta da: www.lucianopignataro.it

Per chi volesse acquistarlo on line a soli 17,50 clicchi qui.

giovedì 25 settembre 2008

Un Rosso troppo spesso ignorato

Riceviamo da Cantina di Venosa e pubblichiamo questo articolo del The New York Times del 19 settembre tradotto in Italiano naturalmente che mette in evidenza i grandi risultati raggiunti della Cantina oltre che ha parlare (sempre positivamente) di altri grandi vini lucani e campani

Un rosso troppo spesso ignorato

ERIC ASIMOV

L’Aglianico italiano è buono e di sicuro migliorerà ancora



D’accordo, ragazzi, le vacanze scolastiche sono ormai un ricordo e la scuola è ricominciata, ma mi sento in dovere di interrompere il nostro programma di studi per una breve sessione di ripasso. Perché dico una cosa del genere? Perché mi sono accorto di una cosa fondamentale: un nome appartenente al lessico dei vini italiani è improvvisamente sparito dalla circolazione. La parola in questione è “Aglianico”, il nome di una qualità di uve rosse del meridione italiano. Eppure l’intera serie di Aglianico pareva essere passata inosservata alla maggior parte delle persone: si tratta di un vero peccato, in quanto questi vini possono offrire un piacere incommensurabile a chi li degusta.

Nel tentativo di porre rimedio a questa triste situazione di fatto, la commissione vini ha di recente assaggiato ben 25 Aglianici, provenienti in buona parte dalle due regioni principali che lo producono – Campania e Basilicata – e da qualche altra zona. Florence Fabricant e il sottoscritto hanno fatto parte di questa commissione addetta alla degustazione insieme a Chris Cannon, uno dei proprietari dei ristoranti Alto e Convivio di New York, e a Charles Scicolone, esperto di vini.

Chris e Charles hanno entrambi lamentato il fatto che l’Aglianico giace ingiustamente nel novero dei vini ignorati dalla maggior parte dei consumatori, in buona misura semplicemente perché questo vino è messo in relativa ombra da nomi più famigliari quali Chianti, Barolo e perfino Valpolicella. A monte di ciò probabilmente conta anche moltissimo la natura alquanto poco concentrata della produzione di Aglianico, che ha impedito a un nome o a una regione in particolare di diventare famosi in relazione a esso. Infine, benché questi vitigni abbiano alle spalle una lunga storia, la produzione nel suo complesso di vino destinato al consumo internazionale è relativamente recente.

La produzione di vino è sempre stata importante per la Campania, regione a forma di mezzaluna affacciata al Mediterraneo con capoluogo la città di Napoli, e per la Basilicata, situata nell’arco dello Stivale, nella zona compresa tra il tacco (la Puglia) e la punta (la Calabria). Ma fino a venti anni fa circa i vini di queste aree erano prodotti essenzialmente per un consumo locale.

Qualcosa è cambiato alla velocità della luce: rispecchiando gli sviluppi registrati nel retroterra vinicolo europeo, gli aiuti governativi hanno contribuito a far sì che decine di produttori di uve che da sempre vendevano alle cooperative, si trasformassero in produttori diretti di vino. Le cooperative – produttrici un tempo, come è risaputo, di vino di scarsa qualità – hanno portato a termine progressi straordinari, migliorando esponenzialmente i loro prodotti. La viticoltura e la produzione di vino hanno fatto dunque il loro ingresso in una nuova epoca.

Di fatto, il vino da noi votato migliore è prodotto da una cooperativa della Basilicata, Cantina di Venosa. Il suo Aglianico del Vulture del 2003 è un eccellente vino, come ogni bottiglia da 10 dollari può essere. É denso, genuino, dal classico sapore di Aglianico con aroma di ciliegia aspra, minerali e tannino.

Tutti noi siamo rimasti piacevolmente sorpresi e compiaciuti dall’alta qualità dei vini assaggiati. Se abbiamo trovato pochi vini dal gusto decisamente moderno, in grado di assecondare il palato dei consumatori con aromi fruttati, dolci e di rovere, abbiamo riscontrato però che in massima parte i vini degustati erano equilibrati, asciutti e vellutati.

Da anni la fiaccola dell’Aglianico è stata tenuta alta in buona misura da due produttori, Mastroberardino in Campania – meglio noto per il suo Radici, della zona di Taurasi – e Paternoster in Basilicata, che da tempo produce Aglianico esemplare sulle pendici vulcaniche del Monte Vulture. Ormai decine di produttori esportano i loro vini negli Stati Uniti e purtroppo non siamo riusciti a trovare bottiglie dei produttori migliori, come Paternoster, Antonio Caggiano e Galardi, che produce il Terra di Lavoro, quanto di più vicino un Aglianico possa essere a un vino di culto.

Al secondo posto della nostra classifica si è piazzato abbastanza a sorpresa un vino prodotto né in Campania né in Basilicata, bensì in Puglia. Il Tormaresca Bocca di Lupo del 2003, prodotto a Castel del Monte nella Puglia settentrionale, è chiaramente un vino moderno, dal forte sapore di rovere, ben strutturato, armonico, con una spiccata identità di Aglianico. Non è il genere di vino che preferisco in assoluto, ma è eccellente.

Nessuno dei due vini più costosi tra quelli da noi degustati ci ha particolarmente colpiti: entrambi risentivano delle moderne tecniche di vinificazione – l’Aglianico del Vulture Vigna della Corona del 2003 proveniente dalla Tenuta le Querce, in vendita a 73 dollari, era dolce con sapore di confettura, mentre il Naima del 2004 prodotto da De Conciliis a 60 dollari alla bottiglia sapeva troppo di rovere.

Ancora una volta, quindi, l’Aglianico da noi prediletto rispetto agli altri era l’unico degli otto vini della fascia di prezzo in vendita a 20 dollari o meno ad averci veramente sorpresi. Ciò fa sì che tra i primi e gli ultimi della classifica ci sia una considerevole fascia di vini, i più eccellenti dei quali sono risultati essere il terroso Aglianico d’Irpinia Cretarossa del 2004 prodotto da I Favati e lo speziato e puro Aglianico del Taburno del 2003 prodotto da Ocone.

L’uva dell’Aglianico è alquanto tannica, ma non quanto quella del Nebbiolo, alla quale è spesso paragonata. Tuttavia, a seconda del vino e dell’annata, l’Aglianico si degusta al meglio dopo 5-10 anni di invecchiamento. Alcuni vini, come quello da noi valutato al sesto posto – il Taurasi Cinque Querce del 2003 prodotto da Salvatore Molettieri – potrebbero invecchiare anche più a lungo, per la densità del loro ricco aroma. Il Taurasi Radici di Mastroberardino invecchia bene (oggi il suo vino del 1968 è molto gradevole), mentre l’Aglianico del 2003, da noi collocato all’ottavo posto, pare un po’ troppo leggero per poter invecchiare anche soltanto la metà di questo tempo.

Di solito sono sempre molto lieto di trovare l’Aglianico nelle liste dei vini: la leggerezza del suo aroma fruttato e il fatto che possa essere un vino asciutto e intenso senza con ciò risultare pesante lo rende ottimo per accompagnare una molteplicità di carni, pollame e pasta.

Con il loro ingresso relativamente recente nel mondo della vinificazione moderna, i vini Aglianico di sicuro miglioreranno a mano a mano che i nuovi vitigni invecchieranno, e che i vinificatori e i coltivatori acquisiranno maggiore esperienza. Ora è giunta l’ora di cominciare a farne provvista e goderseli. Poi non dite che non vi ho avvisato.

c. 2008, The New York Times; Iht.com/culture

Traduzione di Anna Bissanti

venerdì 22 agosto 2008

Aglianica Wine Festival - Edizione 2008




Tra gli eventi imperdibili, segnaliamo oramai un classico degli appuntamenti lucani, che quest'anno giunge alla sua decima fortunata Edizione.

Un evento imperdibile per chi ama l'Aglianico del Vulture, ma non solo anche per chi ama questo territorio, fatto non solo di vino, ma di acque, di formaggi e salumi naturali e ricchi di tradizioni antiche. E' un insieme di fattori che ritroviamo in un aglianico del vulture, ci sembra di tornare indietro negli anni, si dà valore alle cose semplici, ripercorriamo con calma i ricordi, le tradizioni, sono molte insomme le sensazioni che ogni volta questo vino ci dà, come le sensazioni di andare in giro per Rionero, Monticchio, Venosa, il fascino delle tante cantine di Barile, gli incontri con uomini che hanno fatto la storia di questo territorio come i 500 soci della cantina di Venosa e i membri della famiglia Paternoster.



Torniamo alla decima edizione, essa si terrà a Melfi, nello splendido scenario del castello Svevo Normanno.

Qui di seguito trovate la descrizione dell'evento tratta da mondo del vino, per maggiori informazioni consultate direttamente il sito www.liberovino.it.

"Un lungo affascinante percorso, una esperienza eccitante, la conoscenza del territorio, tanti incontri con produttori ed enologi, le innumerevoli degustazioni, la voglia di scoprire la qualità, l‘emozione di assaporare l‘arcobaleno dei gusti, la passione e l‘amore per i grandi vini, la gioia di vivere, un insieme di ingredienti che in dieci anni hanno portato Aglianica Wine Festival ai vertici dell’enoturismo regionale.

Un gruppo di amici appassionati sempre più affiatati si dedica da gennaio a luglio ogni anno con molta attenzione ed amore alla preparazione di un evento che è sempre più, per chi ha la fortuna di viverlo, un’esperienza completa ed indimenticabile, frutto di un impegno instancabile e professionale.

È impossibile identificare un unico momento quale più rilevante di tutto il Festival: l’enoteca dei Vini, i seminari dedicati all’Aglianico del Vulture e agli altri grandi vitigni d’Italia, la regione ospite: per la prima volta il Veneto, i grandi nomi dell’Amarone della Valpolicella con la partecipazione di Emilio Pasqua (Az. Musella), che farà assaggiare l’ultima annata, i laboratori slow food, chef famosi come Andy Luotto, grandi nomi del giornalismo radiotelevisivo come Fede & Tinto di radio 2 “Decanter”, l’arte contemporanea di Giuseppe Antonello Leone, il teatro d’immagine della Compagnia dei Folli e poi ancora la visita alle cantine, la grande musica, la falconeria, tanta animazione e spettacoli.




E non finisce qui perchè in occasione della decima edizione ad ogni coppia di visitatori consegnando i due biglietti verrà donata una bottiglia di Aglianico del Vulture doc.
Il fascino antico della Basilicata, le prelibatezze dei suoi prodotti tipici, riusciranno a trascinarvi alle radici della vostra storia e a rievocare tradizioni e cultura.

L’ospite di Aglianica, dunque, non sarà mero spettatore ma protagonista di un’esperienza completa che gli permetterà un viaggio nella storia e nel tempo coinvolgendo i sensi e la memoria.

Insomma un ricco menù da acquolina in bocca, per una indigestione in cui Cibo e Cultura non saranno metafore, né astrazioni, ma sostanza e nutrimento del corpo e dell’anima. Per chi non ha mai visitato la Basilicata, Aglianica sarà una splendida grande occasione accompagnato da un cicerone d’eccezione: il vino.

La manifestazione è realizzata da Aglianica Associazione Culturale con il contributo dell’Amministrazione Comunale di Melfi, del Dipartimento Agricoltura e del Dipartimento Attività Produttive della Regione Basilicata."

Foto: Apttbasilicata - Parco del Vulture

mercoledì 13 agosto 2008

Viaggio nel Vulture

Pubblichiamo un articolo di circa quattro anni fa, trovato in rete del giornalista Luciano Pignataro. Spiega così bene questo territorio, i suoi vini, e non solo che l’abbiamo letto quasi tutto d’un fiato.

Viaggio nel Vulture 06/09/2004


“Forte tradizione da difendere e grandi cambiamenti in corso da portare al termine per recuperare il ritardo accumulato: la campagna lucana ridisegna la propria identità attraverso gli occhi vispi di Marcella Traficante impegnata sulle due attività classiche del Vulture, l’acqua e il vino. Con la mamma Aureliana e la sorella Maria Grazia è impegnata, ormai è la quinta generazione, a lavorare nell’ultra moderno stabilimento di acque minerali costruito alla periferia di Rionero a cui fanno riferimento i marchi Sveva, Lilia, Toka, Solarca e, naturalmente, Traficante. Con il marito agronomo Gerardo Giuratrabochetti, grande esperto di formaggi lucani, ha coltivato e realizzato il sogno di produrre aglianico di qualità: l’incontro con il professore Luigi Moio, l’acquisto e la ristrutturazione di antiche grotte di tufo scavate nel centro del paese dai padri francescani cinque secoli fa, la riorganizzazione delle vigne a Maschito e finalmente la nascita della Firma e del Repertorio, i due rossi della Cantina del Notaio. Insomma, acqua e vino, vino e acqua.

Acqua dalle profondità del Vulture, il vulcano squarciato in sette crateri da una delle più violente esplosioni mai avvenute in Italia 800.000 anni fa. Vigneti piantati sul terreno sabbioso e argilloso di questa parte della Basilicata, incuneata tra la Campania e la Puglia, molto amata da Federico II per i suoi boschi ricchi di selvaggina . Un castello qui, uno là, e poi le incredibili cattedrali e le chiese, i palazzi nobiliari, i monumenti e i resti archeologici lasciati dai romani che sui bordi dell’Appia si divertivano e commerciavano floridi. Melfi, Rionero, Venosa, Acerenza, Ripacandida, Ginestra, Rapolla, Barile: ciascuno dei comuni di questo Mezzogiorno molto riservato e poco conosciuto riserva al visitatore tante sorprese e due vantaggi, un costo della vita più che accessibile comunque non turistico e la comodità del viaggio consumato tutto tra autostrada e superstrada. L’uscita sulla Napoli-Bari è Candela, da qui pochi chilometri e poi si arriva dove si vuole rapidamente.

Attorno al Vulture la vendita dell’acqua e del vino ha una storia antica.Un mercato, questo delle minerali, per molti decenni solo regionale e poi nazionale quando le bottiglie di vetro sono state affiancate da quelle di plastica. . Curioso questo Aglianico: il suo regno è segnato a nord dal vulcano spento di Roccamonfina ai confini tra Campania e Lazio dove imbottigliano Ferrarelle e Lete e a sud dal Vulture dove operano, oltre al gruppo Traficante, i marchi Cutolo e Gaudianello. Acqua e vino, vino e acqua.

. Per non parlare delle possibilità di invecchiamento: dieci anni per questa uva non sono nulla, molti continuano sbrigativamente a definirlo il Barolo del Sud anche se le caratteristiche, a cominciare dal colore, sono decisamente distinte e tra i due vitigni non c’è alcun rapporto diretto.

L’aglianico vive da oltre duemila anni tra le nebbie misteriose cariche di streghe e di briganti dell’Appenino Meridionale, si raccoglie tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, a volte con la neve appena caduta perché qui il clima è fresco d’estate e rigido, molto rigido, d’inverno. Siamo sempre in collina, il caldo afoso della costa è un ricordo stampato sui depliant turistici mentre le escursioni termiche nei mesi estivi sono sempre significative. Il suo territorio, ricordate la Gallia di Cesare, lo si divide per comodità in partes tres, anche se questa uva rientra un po’ in molte doc e igt della Campania, della Basilicata e della stessa Puglia: Taurasi in Irpinia, Aglianico del Taburno nel Sannio e Aglianico del Vulture in Lucania. In questo triangolo rosso Moio sviluppa il suo progetto, unico enologo impegnato su tutti e tre i fronti con Caggiano a Taurasi, Cantina del Taburno a Foglianise e Cantina del Notaio a Rionero.

Basta sedersi a tavola o conoscere l’economia reale della zona per cogliere una caratteristica unica: in nessuna regione italiana c’è una tale piena e profonda identificazione nel rapporto con il proprio vitigno come la Lucania con l’aglianico. Tanto che solo dalla vendemmia di quest’anno, che anche qui si annuncia molto buona, è previsto l’esordio della seconda doc Terre dell’Alta Val d’Agri, mentre dal 1971 c’è sempre stata unicamente quella del Vulture affiancata dalle igt Basilicata e Grottino di Roccanova. Il riconoscimento doc costituì in quel periodo sicuramente una prima efficace tutela verso altri vitigni più produttivi che incalzavano spesso consigliati proprio dai funzionari pubblici, ma nonostante la storia così lunga e le radici così profonde nella cultura materiale quotidiana, per molti anni questo vino è apparso come estraneo al grande fermento innovativo che ha segnato la rinascita della viticoltura italiana e meridionale. Per questo vitigno, qui chiamato anche Gesualdo o Ellenico, sembrava non esserci altro destino che quello di essere apprezzato dai palati tradizionalisti, da clienti capaci di attendere qualche anno l’elevazione in bottiglia, da pochi critici non omologati alla morbidezza vanigliata come valore principale per giudicare il bicchiere. Complici certamente anche metodi non aggiornati soprattutto di coltivazione oltre che gli scarsi investimenti in cantina.

Poi, negli ultimi anni, il risveglio, addirittura la frenesia. Anche qui il processo imititativo tipico dei contadini, sempre lenti a cambiare ma veloci a copiare i successi del vicino, ha innescato la corsa verso il miglioramento del prodotto e alla sua diversificazione. Tre gli elementi alla base di questo cambiamento e del successo dell’Aglianico del Vulture: l’essere un rosso di corpo ben strutturato, la scoperta e la valorizzazione sul mercato di vitigni autoctoni in grado di offrire prodotti meno scontati e omologati, la buona media qualitativa di partenza di gran parte dei produttori a differenza di quanto è avvenuto in quasi tutto il resto del Mezzogiorno dove il vino è stato difettoso quasi ovunque sino all’inizio degli anni Novanta. Qui il prodotto per essere venduto è stato solo migliorato, non cambiato. Naturalmente, come ovunque in Italia, il dibattito su botte o barrique non manca e aiuta a marcare ancora di più le rivalità. Alla fine però la corsa alla qualità è un dato scontato per tutti e nessuno gioca più a fare l’incompreso e la vittima.

I due pilastri del rosso lucano sono Paternoster e D’Angelo, due aziende fondate rispettivamente nel 1925 e nel 1930. Vito Paternoster è un po’ il personaggio bandiera dell’Aglianico del Vulture, il suo ingresso nella cantina di vinificazione costruita dal nonno Alfonso ha determinato una svolta decisa e al classico Don Anselmo sono stati affiancati altri prodotti molto apprezzati negli ultimi due anni. Donato D’Angelo è un produttore impegnato a lavorare solo le uve di proprietà e a difendere le proprie scelte senza preoccuparsi troppo di inseguire le mode. L’unico strappo alla regola della tradizione è il suo bianco Vigna dei Pini da uve chardonnay, pinot bianco e Incrocio Manzoni giustificato dal fatto che il Vulture, a parte un po’ di Moscato, non ha alcuna tradizione di bianco a differenza della vicina Irpinia.

Presenze significative tra Rionero e Barile sono Sasso (l’azienda è Eubea-Famiglia Sasso), Armando Martino, Basilisco, Allegretti, il Consorzio Viticoltori Associati del Vulture, a cui si è aggiunto Cantine Di Palma e Tenuta del Portale. La novità, oltre alla Cantina del Notaio, la Tenuta Le Querce della famiglia Pietrafesa. A Barile la visita alle aziende può essere completata da quella alle tipiche cantine costruite dai contadini scavando sul lato settentrionale di una collina appena fuori il centro abitato. Nella vicina Rionero si può andare a Il Cantinone, il primo punto di ritrovo per provare i vini della zona per chi non ha il tempo di completare le visite. Salumi e formaggi, tra cui il pecorino della vicina Filiano, sono da sempre il migliore abbinamento possibile con questo rosso: infatti tra caciocavallo podolico, canestrato di Moliterno e caprini si può dire che proprio nel settore caseario la Basilicata ha investito di più e con anticipo grazie all’Istituto Sperimentale di Belle e all’Associone Formaggi Sotto il Cielo presieduta da Roberto Rubino. E, per restare all’abbinamento, senza andare alla solita selvaggina che ormai si trova solo sulle etichette, sicuramente la carne e le animelle dell’agnello sono il cibo migliore a cui riservare un sorso di Aglianico del Vulture.

La maggior parte della viticoltura lucana però non è a Rionero, né a Barile ma nella vicina Venosa: qui il terreno è argilloso, le colline degradano dolcemente verso la Puglia, le Murge sono proprio di fronte ad una tiro di schioppo.

Nel comune di Venosa oltre 900 ettari di vigneti sono il patrimonio dei 500 soci che conferiscono le loro uve alla Cantina Sociale fondata nel 1957. Nel corso dei decenni la struttura ha difeso il reddito dei produttori ed è stato uno dei pilastri economici principali per i contadini vendendolo sfuso praticamente a tutta l’Italia del vino che conta, parlano le fatture non è millanteria raccolta tra i vigneti.

Dal 2001 la svolta commerciale con l’arrivo dalla Biondi Santi di Giuliano Stanici che ha impresso un deciso cambio di immagine ad una struttura ancora troppo ferma su antichi criteri di mercato. In due vendemmie le bottiglie prodotte sono raddoppiate, siamo ad oltre mezzo milione, soprattutto grazie alla buona politica dei prezzi che restano sicuramente competitivi. La cantina, diretta dal presidente Teodoro Palermo è davvero imponente e merita una visita: nei due grandi fabbricati costruiti all’ingresso del paese sull’Appia le barrique e la più aggiornata tecnologia si affiancano alle antiche vasche di cemento.

Il prodotto di punta è il Carato Venusio a cui da un paio di vendemmie è stato affiancato il Dry Muscat, un moscato secco sicuramente originale e di grande stoffa.

E qui, a Venosa oraziana dove pulsa il cuore dell’Aglianico del Vulture, c’è anche la presenza lucana del Gruppo Italiano Vini, il più grande produttore vitivinicolo italiano che con la formula "tante piccole aziende in una grande azienda" cerca di interpretare i mille volti del vigneto nazionale. Sicilia, Puglia e Basilicata appunto fanno parte del progetto Sud partito cinque anni fa e si capisce perché: nel Mezzogiorno la quantità e il buon rapporto con il prezzo non costituiscono un problema e consentono anzi di affrontare bene i numeri del mercato globale. Re Manfredi, questo l’austero Aglianico del Vulture interpretato da Nunzio Capurso che è anche presidente di Tenuta degli Svevi, esiste davvero, non è solo il nome del figlio di Federico II che in città ha costruito uno dei suoi castelli. Parliamo di 120.000 bottiglie nate dalle uve degli 84 ettari risistemati a Pian di Camera la cui conduzione è seguita passo dopo passo da Giovanni Montrone, appena appena fuori il centro abitato, che dichiarano 14 gradi: un vino del Sud dunque, di corpo, molto concentrato ma anche, e qui c’è lo scarto rispetto alla massa di bicchieri da masticare, di assoluta eleganza di profumi fruttati e di grande equilibrio speziato in bocca.

Venosa merita visita e soggiorno anche per l’anfiteatro ben conservato e gli scavi romani, le chiese, i palazzi, l’abbagliante centro storico lastricato in pietra bianca e ovviamente per il winebar aperto da poco a piazza Orazio. Nella vicina Acerenza oltre ad una delle più belle cattedrali del Mezzogiorno c’è la Cantina Basilium fondata nel 1997 e che produce circa un milione di bottiglie ad un ottimo rapporto tra qualità e prezzo.

Insomma il risveglio significativo coinvolge tutto il territorio che ha trascinato su questo fazzoletto meridionale di terreno vulcanico cospicui investimenti e dove la ricerca continua: l’Università della Basilicata in collaborazione con un paio di istituti sperimentali ha già fatto studi sulle selezioni clonali dell’aglianico per la registrazione di quelli migliori e sui lieviti. L’intenzione è attestarsi sulla biodiversità e la tipicità del bicchiere lucano, che ha il pregio di conservare ancora prezzi accessibili. Poi, così come è avvenuto altrove, quando arriverà la definitiva consacrazione del successo saranno pochi a non perdere la testa conservando prezzi in grado di essere competitivi nella battaglia quotidiana appena iniziata con i vini del Nuovo Mondo. Ma questo è uno scenario futuro, purtroppo prossimo. Il presente è fatto invece di scoperte e viaggi, di buoni affari in un territorio antico dal sicuro avvenire, il momento magico per conoscerlo.”


Pubblicato su Cucina e Vini, novembre 2004

Ci auguriamo che quel momento magico sia ancora attuale.

Buon Ferragosto, ci fermiamo di postare qualche giorno, anche se continueremo a lavorare, quest'anno niente ferie! Godetevi il Sole, il Mare, La Montagna, La Collina questa volta anche per noi.

lunedì 11 agosto 2008

I produttori di Aglianico del Vulture Doc - (Parte 2)

Ecco gli altri produttori di Aglianico Del Vulture DOC a noi noti:

La lista di questi 29 si aggiunge ai 23 del post precedente, salendo così a 52 produttori totali trovati.

Dove è riportata l'indicazione buoniatavola segnala e la foto dei vini, si tratta di vini da noi degustati e scelti nell'assortimento della nostra bottega on-line buoniatavola.it. Cliccando sui link si accede direttamente alla pagina del negozio, in essa trovate maggiori informazioni su quel vino, il nostro voto, ed è possibile acquistarlo.







Cantina di Venosa Scarl
Venosa - http://www.cantinadivenosa.it/it





buoniatavola segnala etichette: Terre D’Orazio DOC, Dry Muscat, Il Madrigale, Carato Venusio.

Cantina Gammone Soc.Coop.Ar.L.
Venosa Tel. 0972.374774



buoniatavola segnala etichette: Don Raffele 2001

Cantina Sociale del Vulture
Rionero Tel.0972 721062

Cantine del Notaio di G. Giuratrabocchetti
Rionero in Vulture http://www.cantinedelnotaio.it/






buoniatavola segnala etichette: La Firma, Il Repertorio, Rogito, L'Autentica.

Cantine di Palma Srl
Rionero in Vulture http://www.cantinedipalma.com/

Cantine Faraone
Barile Tel. 0971/445707

Cantine Madonna delle Grazie
Venosa http://www.cantinemadonnadellegrazie.it/

Cantine Sasso Srl
Barile Tel. 0971 470709

Casa Maschito
Barile http://www.casamaschito.it

Casa Vinicola Armando Martino
Rionero in Vulture http://www.martinovini.com/





Casa Vinicola D'angelo Snc
Rionero in Vulture Tel. 0972 717111




buoniatavola segnala etichette: Aglianico Donato D’Angelo, Canneto, Vigna Caselle 2001

Clemente Srl
Barile Tel. 0972 770943

Colli Cerentino
Melfi Tel. non abbiamo altre info

Cons. Viticoltori Assoc. del Vulture
Barile Tel. 0972 770386




buoniatavola segnala etichette: Carpediem, Vetusto

Consorzio di Valorizzazione Aglianico del Vulture
non abbiamo altre info

Consiglio Clemente Donata
Rionero in Vulture Tel. 0972 720018

De Leonardis Carmine
Maschito http://www.vinideleonardis.it/

Eleano Srl
Rionero in Vulture Tel. 0972 721022

Impresa Agricola Laluce Michele
Ginestra http://www.vinilaluce.it/

So. Vin. Srl
Maschito http://www.cantinemorea.it/

Società Agricola Lelusi Viticoltori
Barile Tel. 02/4041902

Azienda Agricola Solivo
Venosa http://www.solivoitalia.it/

Terre degli Svevi Srl
Venosa http://www.gruppoitalianovini.com/terre_it.htm



buoniatavola segnala etichette: Re Manfredi rosso, Re Manfredi Bianco

Terra dei Re
Rionero in Vulture http://www.terradeire.com/


Tenuta Le Querce Srl
Barile Tel. 0971 470709

Vigne di Mezzo
Barile http://www.vignedimezzo.it/ita/index.aspx

Vigne Mastrodomenico
Barile http://www.vignemastrodomenico.com/ITA/Main.html

Di esso ci siamo innamorati di questa bellissima foto di grappoli di aglianico.



Lagala Viticoltori in Vulture
Venosa http://www.lagala.it/

Regio Cantina Srl
Venosa http://www.regiocantina.it/

Quest'elenco dei produttori naturalmente non pretende di essere esaustivo e completo,è solo il frutto del lavoro di un gruppo di appassionati di questo nobile vino che intende con esso, promuoverlo, consigliandone anche l'acquisto per le referenze trattate anche sul proprio e-commerce on-line.
Se ci sono informazioni incomplete o errate Vi preghiamo di segnalarcelo a info@buoniatavola.it. Provvederemo quanto prima a corregerle e pubblicarle.

link pubblicità: compra treccia fresca del vallo di diano, .fiordilatte del vallo di diano

Buon Ferragosto !!!

venerdì 8 agosto 2008

I produttori di Aglianico del Vulture Doc - (Parte 1)

Pubblichiamo di seguito l’elenco dei produttori di Aglianico del Vulture DOC a noi noti (Parte 1):

Per ognuno di essi inoltre abbiamo riportato la sede della cantina il sito web o i contatti telefonici.

Abbiamo anche segnalato con la scritta Buoniatavola produttori dei vini che volendo potreste acquistare on-line sul nostro e-commerce, e le etichette che fino ad oggi abbiamo assaggiato .
Eventuali nuovi produttori, o produttori che siano sfuggiti alla nostra ricerca potranno contattarci e provvederemo ad aggiornare l’elenco.


Agri Bio Rapolla
Rapolla Tel. 0972 760738

Alovini di Alò Oronzo
Genzano di Lucania www.alovini.it

Azienda Agr.Bonifacio Franc.
Venosa http://www.cantinebonifacio.it/

Azienda Vinicola Carbone
Melfi www.carbonevini.it

Az. Poggio Fiorito, Vigne Casorelli
Melfi http://www.vignecasorelli.it/home.htm

Azienda Vinicola Paternoster
Barile http://www.paternostervini.it/

Buoniatavola segnala le etichette : Don Anselmo, Rotondo, Syntesi





Azienda Agricola Allegretti
Barile www.aglianicodelvulture.org

Azienda Agricola Basilisco
Rionero in Vulture Tel. 0972 720032

Azienda Agricola Bisceglia
Lavello http://www.agricolabisceglia.com/
Buoniatavola Segnala le etichette: Gudarrà




Az.Agric.Camerlengo Rapolla Scarl
Rapolla http://www.camerlengodoc.com/

Azienda Agricola Cassandro
Venosa Tel. 0972 32962

Azienda Agricola Ciesco
Venosa Tel. 0972 31809

Azienda Agricola Eubea
Rionero in Vulture Tel. 0972 723574
Buoniatavola segnala etichette: Roinos

Azienda Agricola Macarico S.S.
Barile http://www.macaricovini.it/

Azienda Agricola Ofanto Srl
Rionero in Vulture http://www.ofantovini.it/

Azienda Vinicola Calabrese non abbiamo maggiori info

Azienda Vinicola Cangi
Forenza http://www.cantinedeitemplari.it/

Azienda Vinicola Carbone
Melfi http://www.carbonevini.it/ita.htm

Az. Vinicola Venosa Girolama non abbiamo maggiori info

Basilium Winers Scarl
Acerenza Tel. 0971/741449

Ca.Vi. da Tenuta del Portale
Barile - Tel. 0972 724691

Candida Olearia
Ripacandida http://www.oliogialloro.it/

Cantina del Vulture Scarl
Rionero in Vulture - http://www.cantinadelvulture.it/


La prossima settimana pubblicheremo il resto dei produttori. Chiunque abbia aggiornamenti, puo' comunicarli a info@buoniatavola.it, e saremo felici di pubblicarli.

Per acquistare una selezione di Aglianici del Vulture DOC su nostro e-commerce clicca qui.